Gli accessi passano per taccuini personali, i parametri arrivano in chat, le consegne si perdono tra un turno e l'altro. Il coordinatore non sa chi è stato da chi, né cosa è cambiato. E ogni dato clinico su una chat personale è un rischio, oltre che un'informazione persa.
In molti servizi domiciliari la giornata dell'operatore è documentata così: un foglio da firmare al domicilio, qualche appunto sul taccuino, un messaggio in chat al coordinatore se qualcosa non va. Funziona finché non serve ricostruire nulla. Poi l'infermiere del turno successivo somministra una terapia che era stata cambiata, la famiglia chiede a che ora è passato l'operatore e nessuno sa rispondere, l'ASL chiede evidenza degli accessi e c'è solo carta sparsa.
Un accesso domiciliare tracciato correttamente risponde a quattro domande, sempre le stesse:
Queste stesse informazioni sono la base di tutto il resto: della consegna tra operatori, della rendicontazione delle ore verso l'ASL e del flusso regionale della domiciliare. Se non nascono al domicilio, ogni ricostruzione successiva è una stima.
Le chat sembrano risolvere il problema della comunicazione, ma lo peggiorano: i dati sanitari finiscono su dispositivi e account personali, fuori da ogni controllo di accessi e da ogni log; le informazioni non sono collegate all'assistito né al diario; ciò che è urgente e ciò che è routine viaggiano nello stesso canale e si perdono insieme. In caso di contenzioso o di ispezione, una consegna clinica passata in chat è indifendibile: non c'è tracciabilità di chi ha letto cosa, né garanzia che l'informazione sia arrivata a chi doveva agire.
La differenza vera la fa registrare l'accesso nel momento e nel luogo in cui avviene. Un'app di servizio con check-in e check-out al domicilio, attività spuntate sul piano, parametri e somministrazioni registrati sul posto elimina la ricopiatura e dà al coordinatore il giro aggiornato in tempo reale. Il requisito irrinunciabile per il lavoro territoriale è il funzionamento offline: molte zone non hanno copertura, e un'app che richiede la rete al domicilio riporta tutti alla carta. In una piattaforma come SanIA l'operatore registra tutto anche senza segnale, la posizione viene rilevata all'arrivo e all'uscita e i dati si sincronizzano al ritorno della rete, alimentando diario, consegne, rendicontazione e flusso SIAD dagli stessi accessi.
Usare chat personali per dati sanitari espone la struttura a rischi rilevanti in materia di protezione dei dati: nessun controllo degli accessi, nessun log, dati clinici su dispositivi e account privati. Le comunicazioni cliniche dovrebbero passare solo su strumenti di servizio controllati dalla struttura, con accessi tracciati.
Come minimo: operatore e figura professionale, orario di inizio e fine al domicilio, attività svolte rispetto al piano di assistenza, parametri e somministrazioni, eventi o variazioni da segnalare. Sono gli stessi dati che servono per la consegna, la rendicontazione delle ore e il flusso regionale della domiciliare.
Le app pensate per il territorio lavorano offline: l'accesso viene registrato sul dispositivo con orario e posizione e sincronizzato appena torna la copertura. Se la geolocalizzazione fallisce, la registrazione va comunque completata con una giustificazione tracciata, così l'accesso resta documentato.
Guarda l'app dell'operatore in azione su un giro reale