La segnalazione arriva per telefono, la lettera di dimissione in PDF, e la presa in carico ricomincia da capo a ogni cambio di setting. I sei passi che la tengono in piedi — e perché il tempo tra segnalazione e valutazione è un numero che vi verrà chiesto.
La segnalazione arriva il venerdì alle 17: una telefonata dal reparto, poi una lettera di dimissione in PDF. Lunedì l'accoglienza ridigita l'anagrafica, il medico ricostruisce la terapia riga per riga da un documento scansionato, il case manager richiama il reparto per i dati mancanti. La presa in carico ricomincia da zero — e intanto corre il tempo tra segnalazione e prima valutazione, che l'accreditamento della rete di cure palliative misura.
I canali d'ingresso sono eterogenei: quando va bene la richiesta arriva strutturata dalla COT o dall'ospedale, quando va male arriva per telefono da MMG, distretto o famiglia, con documenti sparsi. Senza un protocollo unico d'ingresso ogni pratica segue la memoria di chi la riceve: dati ribattuti, consensi raccolti in momenti diversi, terapia ricostruita a mano. Il risultato non è solo tempo perso: è una data di segnalazione che nessuno ha protocollato e che alla verifica non si può dimostrare.
Il passaggio dal domicilio all'hospice, o viceversa, è un nuovo incontro di cura dentro lo stesso episodio: paziente, PAI e terapia seguono il cambio senza ricominciare. Se ogni passaggio riapre una pratica nuova si perdono la storia clinica, la continuità della terapia e la coerenza dei conteggi nei flussi Hospice e SIAD.
Anche senza alcun software, un modulo di segnalazione con data e ora protocollate e una checklist d'ingresso appesa in accoglienza valgono più di qualsiasi buona memoria: sono la differenza tra un tempo di presa in carico dimostrabile e un post-it.
Su una piattaforma come SanIA la segnalazione arriva come pratica strutturata dal marketplace inter-struttura, con scheda di passaggio, terapia e scale già disponibili; la lettera in PDF viene trasformata dall'intake IA in bozza strutturata che il medico valida riga per riga, e la stessa anagrafica segue il paziente in ogni setting.
Il reparto ospedaliero o la COT, il medico di medicina generale, il distretto o la famiglia stessa. Qualunque sia il canale, la segnalazione va protocollata con data e priorità: da lì decorrono i tempi di presa in carico che l'accreditamento della rete misura.
Impegnativa o proposta di attivazione, lettera di dimissione o documentazione clinica, consensi firmati, valutazione di eleggibilità con scale e diagnosi, verbale firmato e autorizzazione dell'ASL con date di validità. Poi si apre l'episodio: letto in hospice o calendario degli accessi domiciliari.
No. È lo stesso episodio di cura con un nuovo setting: anagrafica, PAI e terapia seguono il paziente. Cambiano il tracciato alimentato (Hospice invece di SIAD) e la registrazione delle giornate al posto degli accessi.
Percorri una presa in carico reale in demo