Più cooperative in appalto, ognuna con il proprio strumento, e a fine mese un prospetto di ore da liquidare senza riscontro con il piano di cura. Come si costruisce un controllo serio degli accessi domiciliari: i dati minimi da pretendere, le regole da scrivere prima e i casi limite che fanno saltare i conti.
A fine mese il distretto riceve i prospetti delle cooperative che erogano l'ADI in appalto: ore per assistito e per figura professionale, spesso in formati diversi da cooperativa a cooperativa. Il coordinatore dovrebbe verificarli contro il piano deliberato in valutazione — livello di intensità, accessi previsti per figura — ma il riscontro puntuale è impossibile: gli accessi non sono tracciati, i piani vivono altrove e la liquidazione parte "salvo conguagli" che non arrivano mai. E quando una famiglia contesta un accesso mai avvenuto, ricostruire i fatti diventa un'indagine.
Il controllo delle ore non parte dalla fattura della cooperativa ma dal piano: la valutazione ha stabilito un livello di intensità assistenziale (CIA) e un mix di accessi per figura professionale, ed è quel piano che dice quante ore ci si deve aspettare per ciascun assistito. Ogni scostamento va spiegato: accessi aggiuntivi autorizzati, sospensioni per ricovero, chiusure anticipate. Se il piano non è consultabile da chi controlla, il controllo è finto.
Il ciclo virtuoso è sempre lo stesso: chiusura del periodo, confronto automatico tra ore registrate e piano deliberato, evidenza degli scostamenti, giustificativi della cooperativa, prospetto approvato e solo allora liquidazione. C'è un motivo in più per farlo bene: gli stessi accessi alimentano il flusso SIAD verso la Regione, quindi un dato sbagliato costa due volte — nella liquidazione e nello scarto del record.
Una piattaforma come SanIA chiude questo cerchio in un unico ambiente: gli operatori delle cooperative registrano gli accessi dall'app, anche offline e georeferenziati; ogni cooperativa è un'utenza esterna limitata ai propri assistiti; il sistema confronta le ore con il piano CIA ed evidenzia gli scostamenti prima della liquidazione, e dagli stessi accessi nasce il flusso SIAD.
Dipende dal capitolato. Ciò che conta è che i dati arrivino al committente con i campi minimi per accesso (data e ora, operatore e figura, attività, luogo, riscontro) e in un formato riconciliabile con il piano di cura. La strada più solida è dare alle cooperative accessi profilati sullo strumento del distretto, limitati ai propri assistiti.
Se non sono state autorizzate prima, non sono automaticamente liquidabili: serve una regola contrattuale che distingua gli accessi aggiuntivi autorizzati (per esempio dopo un peggioramento, con aggiornamento del piano) da quelli fuori piano, e un percorso di autorizzazione tracciato.
Va disciplinata: la finalità è la verifica della prestazione al domicilio, non il controllo continuo dell'operatore. Conviene prevederla nel contratto d'appalto e nelle informative, limitando la rilevazione al momento dell'accesso e gestendo i casi di GPS assente con lo stato "da riconciliare" e i giustificativi.
Vedi in demo la rendicontazione delle ore delle cooperative contro il piano CIA