Il tetto contrattuale è noto da gennaio. Ma l'erogato per regime e per sede nessuno lo somma mese per mese: così lo sforamento — o la mancata saturazione — emergono quando non si può più intervenire.
È il danno doppio dei centri accreditati: se si supera il tetto, le prestazioni oltre budget in genere non vengono remunerate — lavoro fatto e non pagato. Se non lo si satura, il budget assegnato va perso, e la mancata produzione può pesare sulle assegnazioni future. In entrambi i casi la causa è la stessa: la direzione conosce il numero del contratto ma non il numero dell'erogato maturato, e li confronta solo quando arriva la rendicontazione.
Il primo passo è una tabella: per ogni combinazione regime × sede (ed eventualmente branca), il tetto annuo e la quota mensile teorica. Se il contratto distingue, il monitoraggio deve distinguere.
Il numero giusto è il valore delle sedute erogate nel mese — chiuse con scheda firmata — valorizzate a tariffa, indipendentemente dalla fatturazione. È il dato che anticipa tutto il resto.
Con il maturato dei mesi trascorsi si calcola il ritmo di consumo e si proietta la chiusura d'anno per ogni regime e sede. Non serve un modello sofisticato: anche una proiezione lineare corretta per la stagionalità (agosto, festività) segnala con mesi di anticipo dove si sta andando.
Sopra il ritmo: rallentare le prese in carico convenzionate sul regime a rischio, spostare capacità verso solventi e fondi, verificare con l'ASL eventuali margini di rimodulazione. Sotto il ritmo: aprire slot, accorciare le liste, anticipare cicli in attesa. La leva è sempre l'agenda: sono gli slot, riallocati per tempo, a decidere la saturazione.
| Quando | Segnale | Azione |
|---|---|---|
| Ogni mese | Maturato vs quota teorica per regime e sede | Aggiornare la proiezione di fine anno |
| Scostamento > soglia | Proiezione oltre il tetto | Riallocare slot verso altri regimi o pagatori |
| Scostamento < soglia | Proiezione sotto il tetto | Aprire slot, anticipare cicli, ridurre l'attesa |
| A ogni rendicontazione | Scarti del flusso regionale | Correggere e reinviare: gli scarti erodono il riconosciuto |
La riconciliazione flusso–fattura è parte del monitoraggio del budget: un erogato corretto in agenda ma scartato dal flusso regionale è, ai fini del riconoscimento economico, erogato che non esiste.
Tutto questo si può fare con un foglio di calcolo alimentato con disciplina ogni mese. Il limite del foglio è che vive di export manuali e arriva sempre in ritardo di qualche settimana. Una piattaforma come SanIA calcola il maturato direttamente dalle sedute chiuse, proietta la saturazione dei tetti per regime e sede mese per mese e propone riallocazioni di slot che la direzione approva o respinge — le agende non cambiano da sole.
In generale le prestazioni erogate oltre il tetto contrattuale non vengono remunerate, salvo diversi accordi o rimodulazioni concordate con l'ASL: il lavoro è fatto ma il ricavo non arriva. Per questo lo sforamento va previsto con la proiezione mensile del maturato, non scoperto in rendicontazione.
Almeno una volta al mese, sul maturato (sedute erogate e chiuse, valorizzate a tariffa) e non sul fatturato, scomposto per regime e sede come nel contratto. A ogni rendicontazione va aggiunta la riconciliazione con il flusso regionale: gli scarti riducono il riconosciuto.
Proiettando il consumo a fine anno: se il ritmo è sotto la quota, si aprono slot convenzionati, si anticipano i cicli in attesa e si accorciano le liste. La mancata saturazione è budget perso subito e un argomento in meno nella contrattazione futura.
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