La domanda arriva allo sportello, la SVaMA si compila a mano, la graduatoria vive in un foglio di calcolo e l'impegnativa tarda. Ecco dove si perde tempo tra segnalazione, valutazione multidimensionale e attivazione del servizio, e cosa si può fare da subito per accorciare il percorso.
Chi lavora in un Punto Unico di Accesso lo sa: la parte difficile non è ricevere la domanda, è tutto quello che viene dopo. La segnalazione arriva dallo sportello, dal medico di famiglia, da una dimissione ospedaliera o da un familiare esasperato; la scheda di valutazione si compila a mano in seduta; la graduatoria si aggiorna in un foglio di calcolo che conosce una persona sola. Nel frattempo l'assistito aspetta, la famiglia richiama e la struttura che dovrà accoglierlo non ha visibilità né sul punteggio né sul profilo.
Prima ancora della tecnologia, il percorso si accorcia con alcune scelte organizzative. Sono interventi a costo quasi zero, che preparano anche l'eventuale digitalizzazione successiva.
In Campania il percorso è normato: la domanda passa dalla PUA (L.R. 11/2007), la valutazione multidimensionale spetta alla UVI del distretto di residenza — di norma entro 20 giorni — e il verbale UVI con il PAI è il titolo d'accesso; la struttura comunica l'ingresso a PUA/UVI entro 3 giorni (DCA 97/2018). Regole analoghe, con nomi diversi, esistono in ogni Regione.
Il vero acceleratore è trattare la presa in carico come un'unica pratica digitale che attraversa PUA, UVM e attivazione. Significa: anagrafe unica dell'assistito, con codice fiscale o tessera sanitaria letti allo sportello ed esenzioni e medico di famiglia allineati con le anagrafi nazionali; SVaMA o SVaMDi compilata a schermo con punteggio e profilo calcolati automaticamente; verbale firmato digitalmente e conservato a norma; graduatoria generata dalle regole deliberate, consultabile e tracciata. Il punteggio resta visibile alla struttura che accoglierà l'assistito e alimenta, senza ridigitazioni, i flussi obbligatori come SIAD e FAR.
È il modello su cui è costruita una piattaforma come SanIA: PUA, UVM, PAI e flussi condividono la stessa anagrafe e lo stesso fascicolo, così la scheda compilata in seduta diventa punteggio, verbale firmato, posizione in graduatoria e — a valle — record di flusso, senza passaggi manuali. Ma il punto di partenza resta organizzativo: modulo unico, calendario, criteri espliciti e date certe valgono con qualunque strumento.
Dipende dalle regole regionali. In Campania, ad esempio, la valutazione della UVI va di norma conclusa entro 20 giorni dalla domanda (DCA 97/2018). Dove non esiste un termine esplicito, misurare i tempi per fase — protocollo, seduta, verbale, attivazione — è comunque il primo passo per ridurli.
Di regola il medico di distretto che la presiede, l'assistente sociale del Comune o dell'Ambito, un infermiere e, invitato, il medico di famiglia dell'assistito; per casi specifici si aggiungono geriatra o altri specialisti. La scheda utilizzata è la SVaMA (o la SVaMDi per la disabilità), secondo il profilo regionale.
Dovrebbe: punteggio e profilo servono a preparare l'accoglienza e a dimensionare l'assistenza. Se la valutazione è digitale la condivisione avviene con la scheda di passaggio; se è cartacea, va prevista la trasmissione del verbale insieme all'impegnativa o al titolo d'accesso.
Vedi in demo il percorso dalla segnalazione al verbale UVM firmato